UNA PERSONA IMPORTANTE

Quando frequentavo i primi anni delle elementari, ogni pomeriggio, mia nonna Lucia veniva a trovarci.

Non doveva fare tanta strada, poichè abitava nel nostro stesso condominio, solo in un altro appartamento, su un altro piano. Entrava, bastone alla mano, con passo zoppicante.

Ogni volta mia madre l’aiutava a sedersi e le preparava il tè.

Arrivava sempre verso le cinque e mezza (l’ora in cui mamma non lavorava). Finito il tè io e lei  conversavamo. Mentre parlavamo aveva l’abitudine di piegare e ripiegare un fazzolettino di stoffa.

Con lei avevo l’occasione di lamentarmi, confidarmi, chiedere pareri in tutta tranquillità. Arrivate le sei e un quarto se ne tornava a casa, sempre sulle sue gracili gambe traballanti e con il suo solito bastone di legno.

All’inizio della quarta elementare lei non poteva più muoversi o ragionare bene: quasi non riconosceva le persone.

Per colpa della sua malattia perdemmo i contatti, certo qualche volta l’andavamo a trovare, ma lei non mi riconosceva e quindi non era la stessa cosa. L’anno dopo morì. Io in effetti non piansi molto, forse perché non riuscivo del tutto a capire che era morta, ma non scorderò mai quei bei pomeriggi passati insieme.

Iommetti Enrica