Una giornata come tante

Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano 84 giorni che non prendeva un pesce.

Era una giornata come tante ed il vecchio, un uomo magro, dalla carnagione scura, il volto solcato da rughe, lunghi capelli bianchi riccioluti e due occhietti neri velati dalla fame e dal dolore, stava scrutando il mare, in attesa di qualche pesce.

Dalla sua sedia di legno sgangherata contemplava il cielo grigio, il mare perennemente scuro, calmo e l’orizzonte dove non si vedeva un lembo di terra.

Non sapeva in quale mare si trovava, perché era lì, chi era, il suo nome…niente. L’unica cosa che sapeva era che si trovava lì da 84 giorni. Per ogni giorno che passava, una x compariva sulla sua barca.

Appena si svegliava, tutto gli appariva strano, confuso e, soprattutto, sconosciuto.

Stava controllando le canne da pesca quando, all’improvviso, un’immagine gli passò per la testa e lo lasciò sbigottito.

Era una donna anziana coperta di gioielli costosi che lo guardava con dolcezza.

 

“Chi è? Beh… devo avere le allucinazioni” pensò mentre si allontanava dal bordo della barca, con aria stupita.

E, poi, mentre stava bevendo un po’ d’acqua fresca, una serie di immagini rappresentanti persone sconosciute e luoghi lussuosi, lo attanagliarono, facendolo accasciare a terra con la testa fra le mani.

“Chi-chi sono tutte queste persone che mi sorridono? Io non conosco nessuno”, allora sentì delle voci, alcune stridule, altre calme, altre ancora arrabbiate e poi una supplichevole che gridava: “ti prego non ti ho fatto nulla, non è colpa mia”.

Il vecchio diventò bianco come un cencio e lo stomaco gli si contrasse. Vomitò. Si distese su un fianco e, come un flash, ricordò tutto.

Era un ricco avvocato inglese di nome Jonathan Granger, sposato con una nobildonna e con due figli. Aveva anche un pescatore di fiducia, sui trent’anni di nome Louis, che pescava i pesci più pregiati e costosi. Il vecchio era, a quei tempi, un uomo grassottello dai capelli biondi e ricci e gli occhiali. Amava cibarsi di pesce, solo quello.

A quel punto Jonathan rammentò con tristezza ciò che gli aveva stravolto la vita.

 

Era una fredda giornata d’inverno e lui stava aspettando il pesce per la cena; purtroppo, però, Louis si presentò a mani vuote:

– Scusi, signor Jonathan, ma oggi il mare era agitato e non sono riuscito a prender qualcosa. Mormorò a testa bassa.

– Non importa, basta che questo avvenimento non si ripeta più – rispose con benevolenza il gentiluomo.

– Ti va di andare a fare cena al pub, dato che non ho avuto la cena che desideravo e che mia moglie è fuori con i bambini ad una festa?

– Certo! – esclamò il giovane.

Sfortunatamente, i giorni che seguirono furono tutti come quello: Louis non pescava niente e tornava da Jonathan come un cane bastonato, quegli si impietosiva e lo invitava a mangiare con lui, invece di sgridarlo o punirlo.

Ma, dopo qualche settimana, l’uomo iniziò ad innervosirsi. Non lo invitava più a cena ed era diventato più freddo. Una mattina decise addirittura di seguirlo per vedere dove andasse a “pescare”.

Si alzò presto ed andò in spiaggia vestito da mendicante. E aspettò. Louis non si presentò neanche il pomeriggio così decise di fare un giro in città per vedere se, per caso, stesse facendo qualcos’altro.

Lo scorse mentre vendeva del pesce di qualità ai contadini, ai mercanti e alle donne. Serrò le mascelle, infuriato, e strinse i pugni.

– Ah, e così, dopo tutto quello che faccio per te, vendi il pesce ai cittadini lasciandomi a bocca asciutta! – sibilò, con una espressione cupa.

Tornò a casa ed escogitò un piano: l’avrebbe invitato un’ultima volta e quella sarebbe stata l’ultima cena del pescatore Louis.

Si vestì elegantemente, intimò alla sua famiglia di lasciarlo solo per la cena ed attese che il giovane suonasse alla sua porta. Alle otto in punto Louis si presentò con aria preoccupata e colpevole.

-Scusi, anche oggi non ho trovato un pesce…-balbettò.

-Tranquillo. Vieni entra, ho preparato qualcos’altro da mangiare.  -ribattè Jonhatan con un sorriso cordiale.

Appena si sedettero, il gentiluomo iniziò:

-Ti ho visto mentre vendevi del pesce fresco ,che mi dici di questo? Pensavo lavorassi principalmente per me.

Louis arrossì violentemente e farfugliò:

-Ecco…vede…mio fratello non vuole che io lavori per lei e mi costringe ad andare di notte a prender pesci per poi venderli al mercato.

Lui mi minaccia di morte…Vuole fare soldi sfruttando le mie abilità.

Jhonatan ghignò ed i suoi occhi scintillarono.

-Certo, certo, racconta a qualcun altro queste fandonie! Eri felice come una Pasqua!-tuonò.

Il giovane lo guardò, con le lacrime agli occhi:

-Lei è sempre stato così buono con me,la prego mi creda…non le ho fatto nulla di male. E’ stato mio fratello!-esclamò in tono di supplica.

Ma Jhonatan ormai era dietro di lui, con un coltello in mano.

-Shh…non disperarti, ormai è troppo tardi…-sussurrò, sgozzandolo con brutalità.

Nessuno venne a sapere ciò che accadde quella notte. Il ragazzo fu dato per scomparso.

-Magari è fuggito. -borbottavano i vecchi del paese.

A quel punto il vecchio ricordò di esser morto, in seguito ad una malattia, e che quella era la sua condanna per omicidio. Si mise in ginocchio e si strappò i capelli, in lacrime.

-Sono un mostro! Un mostro!-gridò alzando il capo verso il grigio e monotono cielo. Poi si voltò verso il mare: poteva fuggire.

Si alzò e si mise sul bordo della sua barca, pronto a tuffarsi.

Si tappò il naso, chiuse gli occhi e saltò.

Quando li riaprì si accorse che l’acqua era tutta macchiata di sangue e che, in fondo, negli abissi, vi era una scritta a caratteri cubitali, fatta con le ossa.

“Per uscire devi pescare un pesce”, diceva.

Improvvisamente ci fu il buio.

Quando l’uomo si risvegliò era pieno giorno ed il sole splendeva alto nel cielo, nonostante le nuvole grigie che lo circondavano.

Ottantacinque giorni, solo quello sapeva il vecchio: doveva almeno pescare un pesce.

Quello era l’inferno del ricco Jhonatan.

Granatiero Vicky , Angelini Giulia