Ulisse uomo del nostro tempo

Durante alcune lezioni curriculari di italiano abbiamo approfondito con la classe la figura di Ulisse e abbiamo scoperto che…

La figura di Ulisse è molto popolare ed è conosciuta da parecchi secoli, tanto da essere ricordata ancora oggi.

Il personaggio di Odisseo è da prendere come esempio da tutte le generazioni per diversi aspetti del suo carattere, in particolare per  la sua ampia intelligenza e la sua versatilità.

Molti scrittori si sono cimentati nel realizzare testi sull’eroe ma  il poema a cui associamo il suo nome è  l’Odissea;   Ulisse ne  è il protagonista con i suoi  innumerevoli viaggi  per tornare nella sua bellissima patria, Itaca, di cui egli era re.

Durante il suo viaggio è principalmente preso dal desiderio di ritorno in patria, soprattutto per riabbracciare i suoi parenti, in particolare sua moglie Penelope e suo figlio Telemaco.

Il re è rappresentato con l’epiteto di multiforme, in greco “POLIUTROPOS”.

A partire dall’Ottocento molti poeti, come Alfred Tennyson, cominciarono a vedere la figura di Ulisse non più come il prototipo di uomo molto legato alla famiglia e al focolare di casa  bensì lo iniziarono a vedere come un uomo assetato di conoscenza per la quale mette  da parte la sua famiglia e il suo regno.

Ecco le parole dell’ “Ulisse” di Tennyson:

“ …..E’  penoso fermarsi, darsi un confine, non splendere più, arrugginiti, perché si rimane inattivi.

Fingendo che vivere sia respirare! Una fila di vite non mi basterebbe; […]

Vile sarebbe per questi pochi anni

Restare in disparte con questo mio spirito grigio

Che brucia e che sogna ancora il sapere.”

Questa è la figura di Ulisse che viene amata dai poeti romantici che come Tennyson vi ritrovano l’inquietudine della ricerca, l’affermazione del coraggio, il fascino della sfida dell’individuo al mondo intero e alle sue regole. Foscolo lo definisce “bello di fama e di sventura”, frase emblematica delle aspirazioni romantiche che si impose per tutto l’Ottocento e oltre.

Ulisse è rimasto il simbolo dell’uomo indomabile conquistatore e ha ispirato poeti e scrittori più vicini a noi come Saba e Joyce; il nostro eroe, con il suo spregiudicato acume e il desiderio indomito di “andare oltre” conferma le parole e i pensieri  dei moderni scienziati o dei grandi pionieri informatici come Steve Jobs che cerca di tirare fuori l’Ulisse che è in noi e ce lo dimostra nel discorso che fa ai laureandi di Stanford: “Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore[…]. Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. Stay hungry , stay foolish … siate affamati, siate folli…”. Nel 1997 dice, elogiando la follia: “A tutti i folli. I solitari. I ribelli. Quelli che non si adattano. Quelli che non ci stanno. Quelli che sembrano sempre fuori luogo […] li potete glorificare o diffamare. L’unica cosa che non potete fare è ignorarli. Perché cambiano le cose. Spingono la razza umana in avanti. E mentre qualcuno li considera folli, noi in loro vediamo del genio. Perché le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, sono coloro che cambiano il mondo.”

Steve Jobs è allora l’ “Ulisse moderno”. Come l’eroe greco anche lui in piedi sulla sua barca ricordò ai suoi uomini che “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (Dante Alighieri canto XXVI Inferno).

STAY HUNGRY, STAY FOOLISH!

Ludovica Rosa, Sofia Tilli, Francesca Arcangeli