HO VISTO UN FILM


La nostra classe III ha letto due interessanti articoli e ha visto un film…


Tutto è cominciato dalla lettura, in classe, di due articoli che raccontavano la storia di un pugile nero vissuto a Roma durante il periodo fascista, il suo nome era Leone Jacovacci.

Il regista, Tony Saccucci, nel suo film, intervista lo storico Mauro Valeri, autore di una ricerca sul pugile. La pellicola si apre con dei filmati originali del combattimento “finale” tra Jacovacci
e Bosisio che si alterna con dei flashback e immagini del tempo.

Leone, figlio di un Italiano emigrato in Africa (Umberto Jacovacci) e di una principessa congolese, visse la sua infanzia a Roma con i genitori del padre insieme a suo fratello Aristide, ma con la morte dei nonni furono affidati alla zia che li mise, però, in collegio. Lo spirito nomade di Leone spinse il ragazzo a scappare più e più volte dalla scuola, fino a quando a 16 anni decise di fuggire perfino da Roma. Fingendosi un povero di Calcutta riuscì ad imbarcarsi per Londra, prendendo il nome di Jack Douglas Walker.

Sulla nave imparò la boxe dai marinai e una sera, passeggiando per il Tamigi venne ingaggiato per il suo primo combattimento contro uno dei migliori, vincendo per KO e dimostrandosi subito portato per questo sport. Da quel momento la sua ascesa fu rapida: nel 1921 da Londra si trasferì a Parigi, dove i pugili Afro-Americani erano più acclamati e perciò cambiò nuovamente la sua identità riscuotendo anche lì un discreto successo: 25 vittorie consecutive.

L’anno dopo Leone torna in Italia per sfidare alcuni campioni e si trasferisce a Roma con la sua identità Afro-Americana. Durante un incontro a Milano però, Jacovacci urlò al dodicesimo round al secondo: “Sbrighete, damme l’acqua”, in perfetto romanesco, facendo capire al pubblico le sue origini. Accarezzò l’idea di riprendersi la cittadinanza italiana, ma si scontrò con le autorità burocratiche, perché all’epoca,il fatto che un Italiano potesse essere nero, era considerato quasi un’incongruenza. Ottenne il documento cinque anni dopo, solo perché al paese servivano dei campioni sportivi.

Il 24 Giugno 1928 Jacovacci, detto “er Nero de Roma”, disputò la finale del titolo europeo; a sfidarsi erano per la prima volta due Italiani, uno però mulatto, di Roma, Leone; l’altro bianco e biondo, Milanese, Mario Bosisio. Il “caffè e latte” (come era definito sui giornali) sconfisse il candido Lombardo, ma il regime, nei cinegiornali tagliò le immagini dei minuti finali dell’incontro e intervistò solamente Bosisio, il quale sfruttò le immagini per sostenere che il vero vincitore fosse lui.

I filmati originali finiscono con un brusco taglio e lo storico racconta al pubblico che da quel momento la carriera di Jacovacci crolla e dopo pochi incontri si interrompe. “Nel librone dove, giorno dopo giorno, annotava tutto e incollava i ritagli dei giornali che parlavano di lui, Leone lascerà una riga vuota: quella del 24 giugno 1928. Il giorno in cui aveva strappato da Bosisio il titolo di campione italiano ed europeo ed era come se non fosse mai accaduto”cit. Gian Antonio Stella.

Federico Ferri