FURTO DI UN’IDEA IMMAGINARIA

Il signor Moretti era convinto che un periodo di assoluto riposo, lontano dal frastuono cittadino, dalle feste private e dai ricevimenti ufficiali, l’avrebbe aiutato a superare il blocco che, da un anno a questa parte, lo paralizzava di fronte ad un foglio bianco e lo rendeva incapace di scrivere una sola sillaba.

Infatti, il sig. Moretti, Arrigo Moretti, alias Smith Evant, (questo era lo pseudonimo che usava per firmare i suoi libri gialli, tutti diventati dei best-sellers) era un famoso scrittore, osannato dalla critica, invidiato dai colleghi ed amato dai suoi lettori.

Dopo aver, per molti anni, conquistato le vette della celebrità, la sua creatività era svanita, la sua vena esaurita.

Così, tutte le mattine, da un anno a questa parte, si sedeva nel suo studio luminoso, situato nell’attico del palazzo più prestigioso dei “Parioli” a Roma e aspettava…. Aspettava che il foglio bianco si “colorasse”, ma niente.

Nessuna idea, nessuno spunto, nulla, soltanto il vuoto.

Stanco di rincorrere un’idea, di cercare un indizio, un volto da sviluppare, accese il pc e tra i voli last-minutes prenotò un viaggio in Francia al castello di Canboulazet.

Sapeva poco di questo luogo, ma l’idea di essere solo tra gli arazzi del Seicento, ospite di un anziano antiquario austriaco proprietario del maniero, lo incuriosiva molto.

Preparò i bagagli, in verità solo una piccola valigia di pelle, con poche cose e si recò all’aeroporto, senza avvisare neppure il suo agente.

Il viaggio fu piacevole e tranquillo, d’altronde il periodo a ridosso della primavera con tiepide giornate era il migliore per poter fare lunghe passeggiate all’aria aperta.

Arrivò a Canboulazet a notte inoltrata.

Il castello, a quell’ora, aveva un’aria per così dire spettrale, ma non appena varcò la soglia d’ingresso il sorriso della domestica Rose e l’ilare cordialità del vecchio Chopenauer, riaprì il cuore ad Arrigo e gli fece ben sperare per il suo soggiorno francese.

Dopo aver cenato, accettò di visitare la collezione d’arte che riempiva la maggior parte delle stanze e dei corridoi immensi del castello e mentre osservava un tela del celebre pittore del Seicento, Caravaggio, finalmente gli venne in mente la trama di quello che sicuramente sarebbe stato il suo prossimo capolavoro.

Abbandonò la sala in fretta e in furia, salì nella sua stanza, arredata, come gran parte del castello, in stile seicentesco.

Ogni oggetto aveva un’aria “vissuta” e se avesse potuto parlare avrebbe narrato chissà quali storie.

Con questo pensiero in testa, Arrigo iniziò a scrivere, mancavano pochi minuti alla mezzanotte, scrisse fino all’alba e il suo ennesimo racconto era già pronto per andare in stampa.

Scese per fare colazione, vide Rose, con il suo solito sorriso, preparare caffè, uova e pancetta.

Mangiò avidamente, era davvero affamato. Salì poi di nuovo nella sua stanza e…. Sorpresa! Tutte le pagine erano sparse sul pavimento, senza ordine e…. bianche…completamente bianche, come se le avesse scritte con l’inchiostro simpatico, ma di simpatico, in tutto ciò, non c’era assolutamente nulla! All’inizio pensò di impazzire…come era potuto accadere? Poi, ripreso un po’ di autocontrollo, si mise all’opera ma furono inutili tutti i suoi tentativi di far rivivere l’inchiostro nei fogli bianchi.

Tentò perfino di riscrivere il racconto, ma non c’era tempo: il suo vecchio amico giornalista, Charles, aveva divulgato la notizia e stava arrivando per intervistarlo.

Tutto era perduto…quando fu svegliato da un’improvvisa luce accecante, all’ora di pranzo, sudato, con il cuore in gola che batteva come un tamburo nel vuoto.

Dove si trovava? Cosa era successo? Si guardò intorno e riconobbe le pareti rassicuranti del suo studio.

“Dunque si è trattato di un sogno!”, si disse, anche se era stato così reale, così autentico…. da poter essere la trama di un thriller.

Edoardo B. Cardi