POTENZIAMENTO DI LINGUA ITALIANA…La stanza sotto il materasso

Entrai nella casa e trovai un buco con sopra un materasso. Allora lo spostai, mi sporsi per vedere meglio e trovai una stanza ben arredata, forse abitata. Allora decisi di scendere. Non c’era nessuno. Sicuramente era uscito da poco: c’erano scatole di tonno e piatti sporchi usati da non molto tempo . Ma tutto quello che avevo visto dall’alto era solo una parte. Intorno era una stanza bianca candida, non c’era nessun difetto sulle pareti, neanche un piccolo graffio. In fondo intravedevo un gira dischi rosso e nero. Andai ad accenderlo. Stranamente sentivo solamente la riproduzione di un disco vuoto. All’improvviso sentii la voce di mia nonna morta 3 anni prima. Per lo spavento buttai il giradischi a terra. Però sentivo ancora qualcosa girare. Allora, trovando una tavoletta di legno distrussi la parete di cartongesso davanti a me e vide almeno altri 20 giradischi tutti identici. Di colpo sentii la voce del mio amico Salvatore. Risalii di corsa e misi il materasso sopra al buco. Misi le cuffiette sulle orecchie e mi sdraiai sul letto malconcio. Il mio udito non mi aveva ingannato . Arrivò Salvatore e mi disse:

-Ti ho inseguito fin qui perché ieri quando sei entrato in questa casa sembrava quasi che avessi visto un fantasma! Insomma eri strano. C’è qualcosa che non va?

-No, non ti preoccupare. Sono solo sbalordito dalla tranquillità di questo luogo.

Così andai a casa con Salvatore. Ovviamente prima avevo mentito, non potevo dirgli di quel luogo misterioso. Il giorno dopo tornai assicurandomi che nessuno mi seguisse. Rientrai nel buco e arrivai in fondo alla stanza. Trovai una porta, entrai e vidi  un bambino legato a una sedia che continuava a ripetere la frase “ lui è qui “. Io non capivo e gli chiesi un po’ spaventato: – Chi ?-

– Lui- mi rispondeva- lui-. Ma lì non c’ era nessuno, ne ero sicuro. Perciò pensai che fosse matto finché non vidi  che c’ era l’ ombra di un  uomo. Andai fuori dalla porta: ancora non riuscivo a vedere l’ uomo, l’ uomo in carne  ed ossa. Però vedevo ancora quell’ ombra che avanzava verso di me. All’ improvviso cadde qualcosa: un quadro. Iniziarono a cadere tutti i quadri uno dietro l’ altro. Mi chiusi nella stanza insieme al bambino. Lo slegai. Dalla fessura della porta riuscii a vedere il viso dell’ uomo misterioso: lo riconobbi. Era il Signor Rossi, il mio vicino di casa. Chiamai la polizia. Nel giro di dieci minuti la polizia arrivò e io e il bambino riuscimmo a non far entrare quell’ uomo spaventoso. Fortunatamente la polizia riuscì ad arrestarlo ed io tornai a casa con il bambino: il suo nome era Filippo. La mia famiglia lo accolse: era l’ unico dei miei fratelli che non mi stesse sempre addosso.