LO SCIAME DANNOSO

“Ehi voi. Sono Rosetta l’apetta, sentite questo ronzio? “

“ZzzZzzZzzZzz…”

“Niente di cui preoccuparsi, sono solo le api operaie che raccolgono il nettare, puliscono e arieggiano l’alveare.

Magari penserete che siamo un po’ troppe soprattutto quando disturbiamo i vostri pic-nic appetitosi, ma dovete sapere che un tempo eravamo molte di più e, per colpa vostra, oggi, invece, ci stiamo estinguendo. Anche mia sorella Fiorella è morta per colpa di voi umani!

Tempo fa mi trovavo in un prato fiorito e variopinto con mille fiori colorati, da lontano sembravano tanti schizzi di colore sulla tela di un artista!

Non ero sola, con me c’erano mia sorella e la squadra di api operaie che si spostava in sciami e si dava un gran da fare; l’estate e la primavera erano i periodi in cui bisognava lavorare di più, prima che arrivassero l’autunno e il gelido inverno con le sue rigide temperature e le api venissero stipate nel caldo alveare.

Durante la sciamatura, mia sorella vide un grosso, succulento, radioso girasole sul quale si lanciò spedita. Mentre la squadra di api operaie ed io stavamo tornando all’alveare, improvvisamente mi resi conto che mia sorella era ancora nel prato. Non mi preoccupai; ogni brava ape sa di dover tornare all’alveare prima che tramonti il sole. Così aspettai. Il sole era pronto a coricarsi e a tuffarsi dietro i monti color violetto, contornando ogni cosa con un bagliore rossastro.

Visto che era quasi buio, uscii a cercarla con una squadra di Soccorso Api.

La avvistammo in lontananza e lei, danzando come solo noi api sappiamo fare, ci avvertì di tenerci alla larga.

 

Su quel prato si stava tenendo una piccola festa: c’erano tanti ragazzi con in mano mostruose apparecchiature elettroniche che voi umani chiamate ‘cellulare’, tante radio e consoles emettevano una musica assordante che rimbombava nell’aria.

Ci rendemmo conto immediatamente che tutte quelle radiazioni elettromagnetiche l’avevano confusa e stordita; non sarebbe stata più capace di ritrovare la strada dell’alveare!

Sembrava smarrita e debole, volava a tratti volteggiando su se stessa, infine cadde a terra ormai senza fiato con un’aletta strappata e lo sguardo impassibile, fisso nel vuoto.

Ancora oggi, quando mi capita di ripensare a quel dannato giorno mi chiedo perché gli esseri umani non riflettono mai prima di agire. Dovrebbero ricordarsi che senza di noi non ci sarebbe l’impollinazione, non ci sarebbero i frutti, i fiori, il miele e sarebbe anche la fine per voi umani, in soli quattro anni!

Da oggi in poi, perciò, non siate più uno sciame dannoso ma ognuno di voi uomo dell’ambiente rispettoso!!!”

Simone Risponi

Tommaso Trovarelli