Lettere dal fronte


Dopo aver trattato l’argomento della Prima Guerra Mondiale in storia la professoressa ci ha assegnato delle lettere riguardanti soldati al fronte. È stato emozionante impersonarci in questi soldati e vivere in prima persona l’ambiente delle trincee.


Cari genitori:

Come vanno le cose lì a Mozzano? state tutti bene? Io sto bene ma dovete

sapere che la guerra è una cosa bruttissima, non è come ce la aspettavamo.

Viviamo dentro luridi fossati dove non possiamo quasi muoverci, restiamo tutto il giorno sotto le intemperie, tra pidocchi e sporcizia, persino alcuni poveri cadaveri dei nostri compagni che non sempre riusciamo a

portar via. Proprio oggi sono stato chiamato dal mio superiore per la rimozione dei corpi, per la puzza e l’orrore mancava poco che svenissi.

Oltre a quello, c’è anche l’odore nauseante degli escrementi, che non vengono rimossi; viviamo rannicchiati qui dentro, dormendo in una posizione molto scomoda; la pasta e gli altri cibi sono quasi sempre freddi, solo la domenica abbiamo qualche grazia e ci portano poche tavolette di cioccolato che io consumo un quadratino al giorno, mentre gli altri se la divorano tutta lo stesso giorno in cui la ricevono.

Dormiamo al freddo e al gelo e spessissimo io mi ammalo con il raffreddore o la febbre ma poco importa, mi basterebbe sapere di tornare presto da voi.

Fatemi avere una risposta in cui raccontate di voi.

A Presto

Gregori Domenico

 

3 febbraio 1918, confine Italia – Austria

Cara famiglia,

sento ogni giorno di più la vostra mancanza e continuo a volervi bene ancor di più ora che fra noi c’è questa distanza.

Nelle trincee la vita è monotona e noiosa e ogni attacco non porta a niente se non nuove vittime. Riesco a vedere i corpi caduti nella “terra di nessuno” in cui nessuno andrebbe se non fossimo costretti dal tenente. Non vi preoccupate non mi hanno ancora mandato in territorio nemico infatti non sono mai stato ferito, però ho sempre quella sensazione che il prossimo sia io e non sono pronto. Non sono pronto a superare le nostre trincee. Non sono pronto ad affrontare il nemico. Non sono pronto a rischiare la mia vita lasciando la famiglia amata. Voi siete l’unica cosa che ho e l’unica che mi rimane dopo la morte dei miei genitori e di Alfredo, un soldato volontario fucilato per essersi ribellato agli ordini ingiusti, con cui avevo stretto una forte amicizia.

Non vi vedo da tre anni ma immagino i miei due figli cresciuti, con una madre premurosa che non gli fa mai mancare loro niente.

La Russia si è ritirata e l’America sta dalla nostra parte, quella dell’Intesa. Corre voce che stiano arrivando le battaglie definitive che si concluderanno a nostro favore. Lo spero tanto.

Con affetto,

Lorenzo

Curri Melanie

 

Caporetto 25 ottobre 1917

Caro soldato,

Sono profondamente colpito per il suo lavoro al fronte. Mi hanno raccontato della sua nobile impresa di ieri a Caporetto: anche se abbiamo perso contro gli austro-ungarici lei ha portato un attacco formidabile con la baionetta. Penso che neanche un generale di alto grado sarebbe riuscito nel tentativo di difendere la posizione, vista la preponderanza delle forze nemiche, quindi le mando questa lettera per complimentarmi in particolar modo con lei ma anche con tutto il suo plotone.

Mi hanno riferito che, purtroppo, è stato ferito alla gamba e al braccio e che ora lei è in ospedale: spero che si  possa rimettere in salute e che possa tornare a combattere. Purtroppo quando è scoppiata la guerra nel 1914 anche io ero un soldato come lei e, si fidi, so come è la vita nelle trincee e se solo esistesse un modo per tornare indietro e fermare Gavrilo Princip lo farei, anche a costo della mia vita, almeno non sarebbero morte tante persone innocenti. Mi ricordo che prima di partire per la guerra dissi a mia madre che per Natale avrei voluto un arrosto di maiale, ma purtroppo, come ben sai, non sono mai tornato dalla mia famiglia e spero di rivedere i miei cari prima o poi. Adesso però vorrei sapere alcune notizie sulla sua vita o magari se si è fatto dei compagni in battaglia.

Spero che mi possa rispondere prima possibile e che lei possa ritornare a casa presto per poter rivedere la sua famiglia anche perché lei è così giovane e ha tutta la vita davanti. Detto questo, la saluto e le auguro una pronta guarigione.

A presto, attendo sue risposte,

Con onore

Il Generale Armando V. Diaz

(lettera d’invenzione di Francesco Cuna)

 

In seguito ai tragici eventi legati al sisma gli alunni hanno prodotto lettere di invenzione legate al tema.

 

Ascoli Piceno, 06 aprile 2017

Cara Francesca,

sono passati 8 lunghi mesi da quando, quella notte di stelle e di caldo, la terra decise di ballare quel tango di morte.

Forse 8 mesi sono tanti per chi, come te, quella notte ha perso tutto: la tranquillità, la quotidianità, il tepore e l’odore di casa, le passeggiate in bicicletta tra le stradine del tuo paese e l’autunno e l’inverno che poi sono arrivati.

Non c’è più il ciuffo di parietaria attaccato al muro della casa di Ludovica. Il formicaio dietro la chiesa avrà trovato altra dimora. La messa delle 19:00 non si è più tenuta. La sagra del tartufo è stata rimandata a data non certa. Quando “succede” il terremoto accade l’imponderabile e l’unica via d’uscita è rinascere come la fenice. Sento tanto la tua mancanza, vorrei stringerti forte nelle notti in cui i tuoi incubi ti tormentano. Vorrei essere con te quando il vento che soffia e fa vibrare le finestre, ti riporta alle 3:36 di quella maledetta notte. Raccontami della tua nuova vita. Raccontami dei tuoi nuovi amici e dei tuoi nuovi amori.

Raccontami le tue felicità e i tuoi progressi. Sappi che io non tremo. Io ci sarò sempre. I miei genitori salutano i tuoi. Quest’estate, per una settimana, vogliamo stare di nuovo insieme? Chiedilo a casa, ti aspetto qui. Per guardarci negli occhi, per capire che, pur se cresciute, siamo ancora noi!

Ti voglio bene.

Daphne

 

Ascoli Piceno, 07 aprile 2017

Cara Federica,

mi manchi moltissimo e tutti questi giorni senza di te non sono più gli stessi.  Mi manca una persona che mi dà consigli a tutte le ore. Mi manca una persona con cui posso sfogarmi.

Mi manca una persona con cui passare momenti indimenticabili.

Mi manca una persona nella mia squadra. Concludendo, mi manca tutto di te.

Io ancora non sono riuscita a capire perché questo doveva capitare proprio a noi.

Ricordo benissimo quel giorno, era precisamente il ventiquattro agosto, non eravamo molto lontane, ma sfortunatamente la tua casa è venuta giù. Appena ti ho chiamato, la prima cosa che mi hai detto è stata “sono salva!” e subito ho tirato un sospiro di sollievo. Poi ovviamente ho chiesto dei tuoi fratelli e della mitica Mariarita che non potevano mancare, ma la persona più importante eri tu e c’eri ancora.

Un’altra brutta notizia che mi arrivò poco dopo fu il tuo trasferimento a Napoli, dai parenti del compagno di tua mamma. Forse non lo immagini, ma da quel momento decisamente è cambiato tutto di me. Non ero più la stessa, non volevo più parlare con i miei compagni né sentire nominare più quella parola, “terremoto”, che faceva risvegliare in me una sorta di sgomento. Ogni volta che sentivo parlarne, dentro mi si ravvivavano tutti i ricordi, dal più banale al più importante.

Ripenso sempre al giorno prima di tutto questo sconquasso, quando stavamo al mare insieme e non avremmo mai potuto pensare che potesse accadere una cosa del genere.

Stavamo giocando a pallavolo con Lorenzo e Leonardo e stranamente vincemmo noi, una delle poche volte. Eravamo così effervescenti e felici che facemmo per cinque volte il bagno, arrivando sempre fino agli scogli. Quella esperienza, senza di te, non la farò mai più, perché mi ricorderebbe sempre e solo te.

Ti ricordi le nostre partite e i soliti incitamenti urlati a squarciagola: “dai “Macchio”, non mollare, tira fuori lo zar che è in te!”.

Ti ricordi il giorno del tuo compleanno, quando sono venuta sotto casa tua a mezzanotte e tu sei corsa ad abbracciarmi senza lasciarmi più?

Ti ricordi le videochiamate più lunghe della nostra vita che facevamo quando eravamo lontane da Ascoli?

Be’, io mi ricordo tutto questo e penso che non lo scorderò mai.

Vorrei chiederti di venire il giorno del mio compleanno e trascorrere una settimana indimenticabile, per fare di nuovo tutto ciò che ricorda il nostro passato.

Poi ovviamente non ti perderai la nostra partita, no?

Aspetto con ansia la tua risposta, spero di abbracciarti presto.

Un bacio enorme,

la tua piccolina

Martina

 

Caro Pietro,

Ti scrivo perché ti penso sempre, voglio che tu mi senta vicino e sono in pensiero per te.

Io sono stato più fortunato rispetto a te e ad altri bambini della nostra età: riguardo alla casa la mia, almeno, è agibile.

Comprendo i tuoi sentimenti, il tuo nuovo modo di affrontare le giornate e ti sostengo anche se sono distante.

Sarò per te sempre, amico, una spalla su cui piangere, un punto di riferimento. Io ci sarò sempre per te perché sei il mio migliore amico e sei una persona fantastica.

Aspetto con ansia la tua risposta.

Il tuo amico

Valerio Marchetti