LA RAGAZZA DEL QUADRO

In un paesino sperduto, vicino a dove vivevo, si trovava una casa diroccata , costruita in legno. Molte delle sue pareti erano piene di muffa e le sue assi erano state rovinate dal vento e la pioggia. Vi erano ragnatele un po’ ovunque e da un’asse all’altra c’era così tanto spazio che si riusciva a vedere l’interno. .Insomma ,  una casa spettrale e probabilmente abbandonata . Ero talmente incuriosita dalla casa, che decisi di entrare.  Dopo aver messo un piede dentro la misteriosa abitazione, tutta l’atmosfera che si era creata fuori si interruppe con una fastidiosa aria calda e sinistra. Mi bastarono pochi passi per ritrovarmi in un enorme salotto. Di primo impatto sembrava una stanza buia, ma appena entrai si accese una luce accecante proveniente da un lampadario argenteo ma che con il tempo si era trasformato in un cumulo di ruggine pietre trasparenti. Mi avvicinai piano piano al divano incuriosita, ma degli scricchiolii mi bloccarono, ma non diedi loro peso e continuai per la mia strada. Mi sedetti sul divano e, osservando attentamente la stanza, notai che era in contrasto con tutto il resto: pareti in mattoni blu, tappeto rosso, divano bianco…A un certo punto, sul tappeto passo un topo. Sobbalzai ma sfortunatamente ricaddi su una molla arrugginita. Mi alzai per non combinare altri guai e, non avendo il mio giacchetto, iniziai a sentire freddo. Mi allontanai fino alla cucina per prendere una sedia o uno sgabello per sedermi davanti al fuoco. In quel luogo tetro, probabilmente, il camino era la cosa più confortevole. Sopra al camino c’era una sorta di mensola di legno su cui era posata una lampada ad olio e appesa c’era una testa di un cervo. I suoi occhi mi seguivano e un momento mi è sembrato di vederlo muoversi. il fuoco era l’unica fonte di calore in quel posto. C’era anche un calderone con qualcosa che bolliva all’interno. All’ improvviso iniziò a schizzare e ad uscire dal pentolone. Indietreggiai lentamente come se fosse una cosa viva, reale. Mentre portavo a posto la sedia, il mio sguardo si posò sul quadro di una ragazza. Mi ipnotizzò. Ero ferma a fissarla come una bambola. Aveva i capelli castani e occhi azzurri come il mare, ma guardandoli bene iniziarono a sbiadirsi, fino a diventare del colore del nulla, del dolore. Ma la cosa che catturò il mio sguardo, era la sua collana: filigrana oro che avvolgeva una pietra rossa come il sangue. Incuriosita iniziai a chiamare il maggiordomo per chiedergli chi era quella misteriosa ragazza, ma la mia voce fece l’eco.  Non c’era più nessuno: solo io, la ragazza e il terrore dei nostri sguardi. Dopo un lungo tempo decisi di visitare anche il piano superiore. Mi ritrovai in un’affascinante stanza, quasi da principessa. C’era un enorme letto con una fantasia floreale e milioni di cuscini sparsi sopra. Vicino alla porta c’era una bellissima sedia antica, in legno e tela, al cui fianco si trovava una scrivania dello stesso tipo di legno. Sopra c’era un magnifico portagioie decorato con fiori in rilevo dorati. Lo aprii con la speranza di trovarci la collanina della ragazza e così fu. Capii che era la stanza della ragazza, e l’intuito non mi ingannò: c’era lo stesso quadro che avevo visto in salotto. Mi stesi sul letto e chiusi gli occhi per un momento. Quando gli riaprii c’erano tutti piccoli ragnetti appesi sopra il letto. Mi alzai all’istante e sentii di nuovo gli scricchiolii ma questa volta più forti e persistenti. Cercai di convincermi che ero stata io ma non credevo alle mie stesse parole. Mi accorsi di una piccola finestrella: forse proveniva da lì il rumore. Mi affacciai da lì per un momento e una raffica di vento mi fece svolazzare i capelli. Sentii dietro di me una porta aprirsi, ma quella della stanza era serrata. Vidi però che il quadro era leggermente sollevato. Mi avvicinai spaventata e appena arrivai lì si aprì di colpo. Era una sorta di monta-carichi per salire a un altro piano. Mi feci coraggio e salii sulla piattaforma impolverata. Mi ritrovai in una soffitta piena di mobili e giochi antichi, ricchi di ragnatele. C’era anche qualche manichino con dei vestiti magnifici. Mi avvicinai a uno che assomigliava parecchio a quello della ragazza. All’improvviso mi venne incontro una figura bianca con un telo di platica sopra. Riuscii appena a intravedere il viso della ragazza che urlava come se avesse bisogno di aiuto, che iniziai a scappare. Appena rimisi piede nella camera chiusi il quadro dietro di me…la ragazza non c’era più. Ancora più impaurita, scesi velocemente le scale e inciampai. Ruzzolai per le scale e dopo esser arrivata alla fine comparse davanti a me una sagoma alta e scura: il maggiordomo. Iniziai ad urlare e uscii dal portone con il sangue congelato. Mi allontanai per tornare a casa, ma sicuramente quella sarebbe stata l’ultima volta in quella casa.