Cronaca di una tragedia scampata


Il progetto Diversamente Uguali, proposto anche quest’anno in alcuni classi dell’ISC Luciani, si è incentrato, per le classi terze, sulla tematica dell’emigrazione. Durante le lezioni abbiamo letto e analizzato l’articolo di Fabrizio Gatti da cui abbiamo preso ispirazione. Particolarmente interessante ed efficace è stato il momento in cui noi alunni abbiamo provato a simulare un vero e proprio sbarco di migranti. La simulazione prevedeva l’assegnazione di un ruolo ad ognuno di noi: a me è capitata la parte della clandestina.


Ecco chi ero: una donna marocchina, senza soldi.

Arrivata in Italia, dentro di me sentivo davvero il dolore di quella donna che aveva lasciato l’intera sua vita al di là del mare, che non conosceva la lingua italiana e che non solo si sentiva terrorizzata, ma anche minacciata da questa realtà nuova, tanto desiderata.

All’arrivo in Italia dovevo essere visitata, e non poteva toccare il mio corpo un medico. Si trattava di un uomo. Le donne marocchine ci tengono alla purezza, sono pudiche; questo è stato insegnato loro, fin da bambine.

Ricordo che, stretta nella barca, quasi da non potermi muovere, avevo fatto il viaggio del dolore, della paura e della speranza dando allo scafista tutti i risparmi di una vita…Trecento euro mancavano, ma fortunatamente all’uomo vestito di nero sono bastati i soldi che avevo. Sarei morta in acqua, come successo a tantissimi viaggiatori clandestini nel Mediterraneo? La paura non era solo finzione… quella donna ero io… Martina.

Superata la tragedia del viaggio, ammassati come bestie, ci siamo poi ritrovati accolti da un’Italia che si è dimostrata avere due volti differenti: il lunedì era il giorno fortunato: era di turno la squadra di persone per bene, nessuno perdeva la pazienza e si facevano capire a gesti. Il giovedì, invece, non era una giornata molto piacevole: i bagni non venivano puliti regolarmente e in tutta la struttura aleggiava un tanfo irrespirabile.

Per le camere scorrevano due rigagnoli violacei ripugnanti. Ho pensato che il colore della pelle, la religione o la provenienza geografica, non dovrebbero essere mai motivo per discriminare e soggiogare un popolo.

Martina Macchioni,

 

 

Fra le scritture a ricalco, ci siamo cimentati in quella, piuttosto complessa, di alcuni sonetti “straordinariamente” simili fra loro nei quali Alfieri, Foscolo e Manzoni descrivono loro stessi. I sonetti che seguono sono stati composti da un’alunna e un alunno di classi terze che, attraverso questa forma metrica tradizionale, hanno raccontato la loro fisicità.

 

Autoritratto

Luminoso il viso, carminie le guance,

felina chioma, rosee labbra e sguardi come lance,

gran denti bianchi e dolce  nasino,

testa ritta, spalle larghe ma occhi sognanti come un bambino.

Braccia lunghe, altrettanto le gambe,

che, passo dopo passo, non son mai stanche.

Vestiti sobri e scuri, poco elegante

ma animo gentile, colorato, sempre esuberante.

Abile di penna e spesso veloce di mano,

mille pensier frullano in testa, si intricano in un arcano,

attenta, forte, insicura, incontentabile,

di dubbi m’affliggo dietro a un muro impenetrabile;

non soddisfatta mi abbandono al mistero,

finché fa capolino un altro pensiero.

Lunalisa Mariani

 

IO

Io, giubilante: attraversa la mente

Ogni montagna o valle, curiosando

Meticolosa, vorace di molte

Interessanti idee, scoprendo

Costantemente meraviglia forte.

Ho folto crine e due vetri sul mondo,

Ispezionatori, con le mie acute,

Argute pupille, ma vò trovando

Mio maggior bene in lampi variopinti

O illuminazioni saettanti nate

E cresciute, allevate, soffocate,

Riscoperte da me solo: miei vanti

Insuperabili, gioia fremente,

Così son mie riflessioni infinite.

Eric Barbizzi