CIAO, IO SONO PETER NORMAN

Salve a tutti, io sono Peter George Norman, uno sprinter australiano nato Melbourne il 15 giugno 1942. Nacqui da una famiglia benestante e fin da piccolo la mia più grande passione era quella di correre, perciò cominciai a farlo per lavoro. Nel 1966 arrivai terzo nei giochi del Commonwealth e nel 1968 riuscii a qualificarmi miracolosamente alle olimpiadi di città del Messico! Per me era un sogno!Arrivato lì nessuno, nemmeno io, pensava che potessi arrivare ad una posizione da podio invece… quando la gara iniziò non ebbi una partenza veloce, ma grazie alle mie e grandi falcate recuperai diverse posizioni, fino a Jonh Carlos, arrivando secondo, dietro solo ad un incredibile Tommie Smith. In quella corsa segnai il record australiano dei 200 metri, che mi sarà riconosciuto nel 2012, quando il governo si scuserà con me. Ma non è tutto rose e fiori, anzi… prima di salire sul podio Tommie Smith e Jonh Carlos confabulavano qualcosa e io capì che volevano rivendicare i diritti dei neri, che in America venivano bistrattati e non avevano gli stessi diritti dei bianchi, proprio come in Australia, dove succedeva la stessa cosa, tra bianchi e aborigeni, allora decisi di aiutarli , mettendomi la spilla dei diritti umani, gesto che mi costerà la carriera. Tornato in patria  mi disprezzeranno e sarò bollato come testa calda, cosicchè non mi fecero partecipare più ad alcuna olimpiade o competizione importante e vissi in povertà,bevendo, per dimenticare il mio passato. La cosa che mi duole di più, però, è un’altra: nell’università di San Josè hanno eretto una statua in onore di Smith e Carlos, dove il secondo posto è vuoto, a rappresentare tutte le persone che possono prendere una posizione. Questo è il fatto con cui si deduce che sono un eroe dimenticato, di cui nessuno conosce la storia, un eroe ignoto, che ha dovuto patire le conseguenze delle sue scelte, un eroe che ha dato tutto per proteggere i diritti umani. Peter George Norman cadde il 3 ottobre 2006, in una giornata calma e silenziosa. Era caduto in avanti e giaceva nel suo giardino, come se dormisse. Quando lo voltarono si vide che non doveva aver sofferto a lungo: il suo volto aveva un’espressione così serena, quasi fosse contento che era andata così.